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Paragrafo 7 . Le prime teorie socialiste.
     
Gli  studiosi  liberali, anche quelli di orientamento pi democratico,
come  John  Stuart  Mill  e Alexis de Tocqueville,  non  mettevano  in
discussione    le   caratteristiche   fondamentali    della    societ
capitalistica. Queste, invece, furono

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sottoposte  a  dura  critica  dai  primi  teorici  "socialisti",  cos
definiti, proprio perch fautori di organizzazioni sociali fondate non
sull'individualismo e sulla competitivit, ma sull'uguaglianza e sulla
solidariet.
     Uno  dei primi teorici socialisti fu l'inglese Robert Owen (1771-
1858). Diventato comproprietario e direttore di un'industria tessile a
New  Lanark, in Scozia, egli cerc di mettere in pratica i suoi ideali
attraverso   l'adozione  di  speciali  misure,  quali   la   riduzione
dell'orario di lavoro da sedici a dieci ore e mezzo, l'abolizione  del
lavoro  per  minori  di  et  inferiore  a  dieci  anni,  l'istruzione
obbligatoria  per i bambini a partire da cinque anni, la realizzazione
di asili per i figli degli operai.
     Owen   non   si   limit  all'attuazione  di  queste   iniziative
filantropiche,  ma elabor anche programmi pi vasti.  Allo  scopo  di
porre  le  basi di una societ pi giusta, propose la costituzione  di
piccole  comunit  confederate,  in cui  l'attivit  produttiva  fosse
gestita  da  cooperative operaie e finalizzata non al profitto  ma  ad
un'equa  ripartizione  dei  beni.  Ostacolato  in  Inghilterra   dalla
maggioranza  degli imprenditori, and negli Stati Uniti,  dove,  nello
stato dell'Indiana, cerc di realizzare i suoi progetti, fondando, nel
1825,  la  colonia comunitaria di New Harmony. Tornato in Inghilterra,
continu la sua opera a favore dei lavoratori, contribuendo a  formare
le basi del movimento sindacale.
     Un  contributo  interessante alle teorie  socialiste  fu  offerto
anche  dal francese Claude-Henri de Saint-Simon (1760-1825); egli  non
condannava  la societ industriale, anzi riteneva che in essa  fossero
presenti  fattori di progresso. Era convinto che i principali problemi
sociali scaturissero dalla presenza degli "oziosi", cio di coloro che
non partecipavano all'attivit produttiva, come i nobili, i preti, gli
ufficiali, i politicanti e i burocrati; per questo sosteneva  che  gli
scienziati  ed i tecnici avrebbero dovuto assumere il ruolo  di  guida
della societ e operare in modo tale che tutta la collettivit potesse
fruire dei progressi derivanti dall'industrializzazione.
     Decisamente  critico nei confronti della societ industriale  era
invece  un altro studioso francese: Charles Fourier (1772-1837).  Egli
sosteneva  che  i  nuovi processi produttivi, uniti  alla  concorrenza
spietata,   causassero   non  solo  una  limitazione   della   libert
individuale, ma portassero ogni attivit umana lontana da  quello  che
avrebbe dovuto essere il suo scopo fondamentale, cio la felicit. Per
raggiungerlo,   secondo  Fourier,  era  necessaria   un'organizzazione
sociale  capace  di  conciliare  ed  armonizzare  gli  interessi,   le
attitudini  e  le  aspirazioni  individuali  con  le  esigenze   della
collettivit. A tale proposito, egli elabor un dettagliato  progetto,
basato   sulla   realizzazione   di   piccole   comunit   libere    e
autosufficienti,  definite  "falangi",  composte  da  1620   individui
ciascuna,  nelle  quali  il  lavoro avrebbe  dovuto  essere  assegnato
secondo  le  inclinazioni  personali e  variato  spesso,  per  evitare
l'alienazione  provocata dalla ripetitivit.  I  rapporti  sociali  si
sarebbero  basati  sulla  cooperazione e  non  sull'egualitarismo:  la
propriet  privata  non sarebbe stata abolita e  ogni  membro  avrebbe
ricevuto una parte del prodotto in relazione alle funzioni svolte.
     A  partire dagli anni Trenta, in Francia, furono elaborate teorie
e  progetti, che, rispetto a quelle di Owen, de Saint-Simon e Fourier,
ponevano  maggiore  attenzione all'azione dello  stato  e  alla  lotta
politica.
     Louis  Blanc  (1811-1882) riteneva che lo  stato  avrebbe  dovuto
favorire  l'emancipazione economica e politica degli  operai  e  delle
classi  subalterne  in  generale, eliminando la  disoccupazione  e  lo
sfruttamento dei lavoratori da
     
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     parte  dei  datori  di  lavoro, tramite l'attuazione  di  riforme
sociali  e  la  realizzazione di ateliers sociaux,  ossia  di  aziende
gestite dai lavoratori.
     Contrario  a  qualsiasi  intervento statale  era  invece  Pierre-
Joseph  Proudhon  (1809-1865).  Acceso  sostenitore  della  libert  e
dell'eguaglianza,  egli  condannava sia la propriet  derivante  dallo
sfruttamento  del  lavoro  altrui che qualsiasi  istituzione  politica
burocratica  ed  accentrata  come  lo  stato,  fosse  liberale  oppure
socialista.
     Su   posizioni   decisamente  rivoluzionarie  era   Louis-Auguste
Blanqui  (1805-1881). Il suo obiettivo, infatti, era la  realizzazione
di  una  societ  basata  sull'eguaglianza economica  e  politica,  da
raggiungere attraverso l'azione insurrezionale, promossa e guidata  da
una minoranza rivoluzionaria.
